sabato 15 febbraio 2014

Marco Paolini - ITIS Galileo

sabato 13 luglio 2013

Cielo vuoto

A pensarci, quello che mi piace del cielo non è esattamente quello che vedo, ma al contrario proprio quello che non vedo.
Il giorno, e ora anche la notte, è pieno di cose che catturano la vista e gli altri sensi. Se vado per strada vedo case, macchine, persone, che sono da evitare, affrontare, giudicare ... Viene il momento in cui uno ha bisogno di guardare ... il nulla. Un pò di vuoto, di sano far niente, di stacco della spina. E quando si stacca dai pensieri si inizia a "sentire" sè stessi e ciò che ci circonda, perdendo talvolta il confine tra le due cose.
Il cielo aiuta a far questo. Con i suoi numeri spaventosi, con i miliardi di galassie che lo popolano, con il fiume di stelle, nebulose, pianeti, buchi neri e quanto si continua a scoprire... è sostanzialmente vuoto. Da qui al primo oggetto tangibile, guardando verso l'alto, c'è tanta di quella strada che per arrivarci occorrerebbe un'astronave veloce come la luce, capace di viaggiare per anni interi.
Non sono semplicemente le stelle che alzano il mio sguardo, no. E' la loro distanza da me, il fatto che da qui a lì vi siano 10, 100, 1.000 anni luce, e in mezzo niente.
Io, in fondo, sono fatto come l'universo. Sono fatto di atomi che vengono dalle stelle e ad esse torneranno. Questi atomi sono sostanzialmente delle sfere VUOTE. Elettroni minuscoli che girano attorno ad un nucleo minuscolo. Bisognerebbe immaginare un atomo con un diametro di almeno 200 metri per poterne vedere in proporzione il nucleo al centro con le dimensioni altrettanto amplificate ...di un granellino di sabbia. E tra gli elettroni che girano a distanza di 200 metri e il nucleo... niente.
Se dall'alto del mio metro e ottanta, potessi togliere tutto lo spazio vuoto degli atomi che mi compongono, diventerei molto minuscolo, più invisibile che minuscolo. 
Ora non ci vuole una laurea per rendersi conto di questo vuoto che ci plasma a livello micro e macro. Son cose che con la terza media le sa chiunque. Ma se uno ne parla passa per "scienziato" o intelligentone, questo perchè a mio parere questo vuoto ci fa paura, non lo vogliamo. A noi piace il pieno, non il vuoto. Il tutto, non il nulla. E' nel rumore, nella folla, nelle luci che ci sentiamo vivi.
Invece, se solo riuscissimo a prendere per mano quel vuoto, potremmo entrare in contatto con una dimensione amica, non angosciante, direi anzi rassicurante. E' proprio nel nulla e nello spazio che il nostro respiro si fa ampio e che avvertiamo di non aver nulla da temere. E' lì che svanisce il nostro bisogno di affermarci e di sopravvivere, ed è lì che imparando a star bene con noi stessi, diventiamo persone interessanti da frequentare.

martedì 1 maggio 2012

Maggio 2012

Dopo lo spettacolo dei mesi scorsi è facile sottovalutare il cielo di maggio. Giove e Venere, che hanno dato spettacolo danzando alla sera talvolta anche con la Luna, se ne stanno andando nella luce del sole. Restano però, ora a temperature più confortevoli, altri due pianeti piuttosto belli, Saturno e Marte, rispettivamente proiettati nella Vergine e nel Leone.

Saturno è vicina a Spica, l'unica stella ben visibile della Vergine, e per non essere da meno Marte si è piazzata nei pressi di Regolo. Tutti meticolosamente sull'eclittica, la linea immaginaria in cui transita il sole.
Ma queste due costellazioni, che attirano i nostri occhi o per la forma o per il passaggio di alcuni pianeti, nascondono un tesoro prezioso. al loro "interno", cioè molto più lontano nella loro direzioni esistono due ammassi di galassie tra i più importanti. Quello della Vergine, situato in alto a destra rispetto a Spica, è relativamente vicino al nostro, quello a cui anche la nostra Via Lattea fa parte, dista di fatto circa 60 milioni di anni luce. Siccome è molto più grosso del nostro ammasso, detto Gruppo Locale, nonostante la distanza ne esercita una certa forza di attrazione, per cui la nostra galassia, con tutte le sue sorelle del Gruppo Locale, compresa Andromeda, sta viaggiando verso l'ammasso della Vergine a circa 200 km all'ora.
L'ammasso del Leone è situato sulla sinistra di Regolo e poco sopra alla posizione attuale di Marte. Dista circa 30 milioni anni luce ed è anch'esso attirato e in viaggio verso l'ammasso della Vergine. I tre ammassi, l'ammasso della Vergine, l'ammasso del Leone e il Gruppo Locale, fanno parte di un superammasso che ha il suo centro verosimilmente nei pressi dell'ammasso della Vergine.
Beh, non so voi, ma anche se ad occhio nudo non vedo niente di tutto questo, tutte queste galassie mi fanno venir voglia di guardare quel buio che sta dietro a Saturno e Marte, che a questo punto sono poco più che sassolini, vicini di casa, o se vogliamo, cartelli indicatori di galassie lontane.

lunedì 23 aprile 2012

La luce della luna


E' così evidente che la luna sia illuminata dal sole?
A noi può semprare incredibile, ma la nozione che sia il Sole ad illuminare la Luna non appartiene al bagaglio delle nostre conoscenze intuitive e del senso comune. Per quanto ne sappiamo non compare, né nella tradizione, né nella mitologia di alcuna popolazione al mondo. Il primo a prospettare questa spiegazione fu Parmenide, che descrisse la luna come “Luce splendente di notte di uno splendore non suo e che erra intorno alla terra. Sempre guardando verso i raggi del sole.” (Frammenti, 14-15).

giovedì 19 aprile 2012

L'orsa celeste



Le sette stelle del “Grande Carro” che costituiscono la parte centrale della costellazione dell’Orsa Maggiore, sono senza dubbio le stelle più famose del cielo boreale. Danno origine alla parola Settentrione che deriva dal latino Septem (sette) e Triones (buoi da lavoro).

Ben più antica sembra l'origine del mito che vede in queste stelle un'orsa. Alcune pitture rupestri, manufatti e ritrovamenti di crani di orso nelle caverne europee di più di 30.000 anni fa, denotano una sorta di culto paleolitico dell’orso.
Con ogni probabilità l’Orsa Maggiore è la più antica, e persistente, creazione culturale dell’umanità.

giovedì 11 agosto 2011

Perchè guardiamo le stelle?

Perchè guardiamo le stelle?
Cosa spinge dentro di noi ad alzare lo sguardo, a fissare quello schermo antico e immobile, così permaloso da nascondersi alle prime luci, così lontano da sembrare un telo steso lassù, ad una distanza incolmabile?
Le stelle, a ben guardare, mettono in discussione i nostri punti fermi: la terra sulla quale poggiamo i piedi galleggia nello spazio; sopra e sotto diventano concetti senza senso; prende vita la possibilità che oltre un certo punto non vi sia il vuoto, come siamo abituati, ma il nulla.
Le stelle però rimandano anche alla nostra piccolezza, al nostro essere un puntino minuscolo nel concerto di energia che chiamiamo universo, sono ciò che la nostra scienza ancora non ha raggiunto, e quindi ci fanno sognare, immaginare, viaggiare con il pensiero. Paura e sogno, perdita delle sicurezze che ci da questa angusta stanza e stupore per l’occhiata che possiamo dare fuori di essa.
Le stelle tacciono. Indifferenti, attraversano la nostra vita piena di gioie e dolori, come se nulla fosse, presentandosi sempre allo stesso posto, sempre alla stessa ora, nella stessa stagione. Belle, solitarie, altre e altrove da noi, ci passano sopra. Eppure a volte non riusciamo ad essere così indifferenti verso di loro come loro sembrano esserlo con noi. A volte ci prende o nostalgia per l’altrove, o voglia di un respiro ampio, di aria diversa, la loro appunto. Oppure ancora ci prende un senso di appartenenza, non saprei come definirlo meglio, di compartecipazione ad un tutto grandioso, armonico, orchestrale, dove noi e loro siamo operai dello stesso cantiere, suonatori di una stessa musica, colori di un medesimo dipinto.

sabato 30 luglio 2011

Notiziario URANIA



Molto interessante questo notiziario web promosso da www.cieloblu.it
In questo video le ultime su
1. l'asteroide che accompagna la terra senza girarle attorno
2. acqua nell'atmosfera di saturno
2. nuovi pianeti extra solari scoperti dal telescopio spaziale Kepler

domenica 24 luglio 2011

Ma quanto è grande?

C'è una questione che vorrei esporre, intrigante e fascinosa come tante di quelle che il cielo porta con sè. Una questione che ho rimuginato finora senza approfondimento, ma anche senza soddisfazione per le risposte "alla buona" che uno si da tanto per fare.
La questione è quella della grandezza dell'universo. Quanto è grande l'universo?
Tutti più o meno sappiamo che le distanze si misurano in anni luce, e che una stella distante, che so, mille anni luce, la vediamo come era mille anni fa alla distanza che la luce ha coperto in questo tempo viaggiando a quasi 300.000 km al secondo. Generalizzando questo ragionamento sembra logico pensare che se l'universo ha un'età di 13,7 miliardi di anni luce, quella stessa misura temporale ne indichi anche i confini spaziali. Le cose più distanti che possiamo vedere possono arrivare fin lì, non oltre, non tanto per la limitatezza dei nostri mezzid i osservazione, ma perchè cercare qualcosa che sia partito prima dell'inizio è assurdo.
Eppure questo ragionamento è sbagliato.
E' vero che la luce viaggia regolarmente alla velocità della luce, e quindi ci dice qualcosa di un tempo remoto e di una determinata distanza, ma è anche vero che l'universo, dalla sua nascita per big bang, è in continua espansione. La luce viaggia in uno spazio che nel frattempo si estende. Attenzione alla nostra immaginazione, che ancora una volta rischia di trarci in inganno: dire che l'universo si "espande" o si "estende" non significa che lo fa nel vuoto, ma nel nulla. C'è una bella differenza tra vuoto e nulla, perchè il vuoto è qualcosa rispetto al nulla. Non è che uno spazio vuoto viene progressivamente conquistato e riempito da galassie vaganti. E non bisogna neppure pensare che da qualche parte, laggiù in fondo, al limite di ciò che possiamo vedere, vi sia una ultima stellina oltre il quale, stop, comincia il vuoto. No, è il nostro stesso universo, coi suoi pieni e i suoi vuoti, che si "espande", come la superficie di un palloncino che non ha confini, eppure non è infinita, e gonfiandosi vede aumentare le distanze interne da un qualsiasi punto all'altro.
Questa estensione non ha alcun rilievo per distanze relativamente piccole, come tra la nostra Via Lattea e Andromeda, la galassia a fianco, ma lascia i segni quando le distanze in anni luce cominciano a diventare a 9 zeri.
Ecco allora che 13,7 miliardi di anni, và precisato, non indica il raggio o il diametro dell'universo, ma solo la sua età e l'orizzonte per noi visibile. La luce ha avuto quel tempo a disposizione per viaggiare, e quindi quello ci può far vedere, ma ciò non significa che fuori da questo "orizzonte" non ci sia altro. E' stato Hubble a scoprire quello strano fenomeno per cui su grandissime distanze, le galassie più sono lontane e più velocemente si allontanano le une dalle altre. Questa elasticità dello spazio fa si che una galassia che vediamo a 10 miliardi di anni luce non si trovi più a 10 miliardi di anni luce, ma a 16! Perchè in così tanto tempo lo spazio si è esteso.
Ma allora, se le cose stanno così, possiamo sapere quanto è grande l'universo?
Einstein ci ha spiegato che la cosa è strettamente legata alla materia presente nell'universo, che con la sua forza di gravità influisce sulla velocità dei corpi e addirittura sulla conformazione dello spazio.
Tenendo conto della velocità e dell'espansione dell'universo sembra che la distanza dell'orizzonte cosmologico sia di 46,5 miliardi di anni luce (cfr. Alberto Cappi, Coelum nr. 140) , tanta infatti è la distanza effettiva ricoperta dalla luce dal big bang a oggi. Ma a questo "raggio" (che raddoppia qualcora si voglia immaginare il diametro dell'universo) riguarda solo l'universo per noi visibile. Oltre quel limite potrebbe esserci molto, ma molto altro.

sabato 16 luglio 2011

Ferragosto 2011, direzione sud

D'estate chi può permettersi un cielo scuro e pulito rischia di rimanere confuso per la bellezza che il cielo stellato offre. Prendiamo l'orizzonte verso sud, per intendersi all'opposto di dove indica la stella polare.
Di cose belle ce ne sono tante, in quantità crescente quanto più ci si avvicina con lo sguardo alla linea dell'orizzonte. Una beffa, per noi abitanti del Tropico del Cancro, a cui viene nascosto quel pezzo di cielo che offre più meraviglie. Una beffa, ma allo stesso tempo un invito a viaggiare verso sud, per veder crescere sempre più alto sulla testa ciò che alla nostra latitudine si intravvede solo basso all'orizzonte, dove luci e turbolenza disturbano la bellezze di ciò che pure potrebbe arrivare ai nostri occhi.
Lì, nel periodo estivo si incrocia la linea dell'orizzonte con il tragitto dello zodiaco, formato dalle costellazioni toccate dal movimento di sole, luna e pianeti. Ma non solo: vi è un altra linea che è presente all'appuntamento dell'orizzonte basso sud: quella della Via Lattea, la nostra galassia. E come se non bastasse quello non è un punto qualsiasi della via lattea. Le costellazioni di Scorpione e Sagittario ci indicano il centro della Via Lattea. Noi situati ai margini della trottola di stelle che forma la galassia, guardando verso il centro della trottola vediamo in prospettiva più stelle: una quantità spropositata se si usa uno strumento semplice come un binocolo. Viene da chiedersi come facciano a starci così tante stelle in così poco spazio. Noi, che siamo abituati a pensare al cielo vuoto, costellato da qualche puntino qua e là, restiamo smarriti nel vedere stelle e nebulose fitte come sabbia, o come brillantini gettati su un foglio. Lo spettacolo è completo se sempre nella stessa linea prospettica càpitano casualmente anche alcuni pianeti (del nostro sistema solare). Quest'anno a ferragosto ci sarà solo Plutone, che oltre ad essere stato estromesso dalla classe dei pianeti è obiettivamente impossibile da vedere anche con un telescopio normale. Quindi come niente.
Alzando lo sguardo sopra Scorpione e Sagittario si incrocia l'Ofiuco, altra bella costellazione toccata dal passaggio del sole, e chissà perchè estromessa dalle 12 dello zodiaco (forse perchè 13 era un numero poco simpatico), poi sopra ancora la costellazione di Ercole, con la stupenda M 13, un ammasso globulare tra i più belli che si possano vedere, non a occhio nudo, ovviamente. Sulla sinistra di Ofiuco ed Ercole ecco a voi il maestoso Triangolo Estivo, proprio sopra le nostre teste. E' delimitato da tre stelle ben luminose: Vega (stella alfa della Lyra), Deneb (la coda del Cigno) ed Altair (nell'Aquila, più a sud delle altre) troneggiano per tutto il periodo estivo racchiudendo all'interno del loro Triangolo diverse costellazioni e oggetti celesti come Albireo, M57 ed M27. Non perdetevi il Cigno, che percorrendo la Via Lattea punta dritto verso quel basso sud dal quale siamo partiti, con Scorpione e Sagittario.
Ma qui ce n'è davvero troppa, mi comincia a girare la testa. Facciamo una pausa.

sabato 9 luglio 2011

La morte del sole


Fra 5 miliardi di anni il sole morirà. La cosa, se da una parte ci lascia tranquilli perchè ancora c'è tempo, dall'altra dispiace, perchè inutile negarlo, il sole ha un chè di eterno, di indistruttibile: non riusciamo a pensarlo "mortale" come i fiori, gli insetti o noi stessi. Invece arriverà, al di là di ogni dubbio, il momento in cui anche lui finirà di bruciare tutto l'idrogeno al suo interno restando solo una palla in gran parte di elio. Senza la spinta dell'idrogeno che bruciando dall'interno muove verso l'esterno, la forza di gravità dell'elio la farà da padrona incontrastata, e senza forze uguali e contrarie che determinano l'equilibrio di ogni stella, spingerà tutta la materia rimasta inevitabilmente verso l'interno. A questo punto che succede? Il sole si rimpicciolisce di parecchio, ma allo stesso tempo si surriscalda dando vita molto probabilmente a reazioni termonucleari dove l'elio potrà trasformarsi in elementi più pesanti (non di nuovo in idrogeno, che è l'elemento originario, più leggero e più abbondante nell'universo). Questo processo di "sgonfiamento" e "rigonfiamento" dovuto a ricadute verso il centro e nuove esplosioni per la compressione che si viene a creare nel nucleo, andrà avanti per un pò, qualche milione di anni, non di certo un tempo paragonabile ai 10 miliardi di vita precedente. E' un effetto fisarmonica tipico delle stelle "variabili". Alla fine di questo processo dove gradualmente si disperderà materia, il sole, o quello che ne resterà, finirà per rimpicciolirsi stretto stretto in un volume un milione di volte più piccolo di quello attuale. Sarà così una "nana bianca" (bianca perchè produce ancora luce). Un cucchiaino di massa di quel sole sarà così denso da pesare diverse tonnellate, una massa che gradualmente perderà anche la sua luce. Sarà quella la definitiva morte del sole all'età di 10 miliardi di anni in un universo che in tutto ne avrà circa 18/19, neanche il doppio dei suoi.
Chissà, magari a quell'epoca una qualche forma di vita nostra discendente, sarà da qualche parte, ad una distanza di sicurezza, su un pianeta artificiale, o attorno ad una stella "vicina" a vedere lo spettacolo.
Oddio che viaggio, torniamo sulla terra!

martedì 28 giugno 2011

Cos'è la magnitudine?


La magnitudine è una classificazione delle stelle secondo la loro luminosità. Dal latino "magnitudo" significa grandezza. Già dai tempi di Tolomeo (quello che aveva messo la terra al centro dell'universo) le stelle erano divise in sei classi di splendore. Dalla prima classe per le più luminose, alla sesta classe per le più deboli a occhio nudo.
La magnitudine di una stella dipende ovviamente dalla quantità di luce che la stella emana, ma anche dalla sua distanza da noi che la osserviamo, per questo si parla di magnitudine apparente e magnitudine assoluta. La magnitudine apparente è la luce che arriva a noi, la magnitudine assoluta invece è la luce del singolo astro ad una distanza fissa di 10 parsec, o più comunemente 32,6 anni luce.
Cos'è un Parsec ? E' una misura stella che significa letteralmente PARallasse per SECondo d'arco, e indica la distanza da cui il semiasse maggiore dell'orbita terrestre (la distanza terra sole) sottende un angolo di 1 secondo d'arco ed equivale a 3,26 anni luce.
Non ci vuole un asso della matematica per capire che dei tre elementi: magnitudine apparente, magnitudine assoluta e distanza, quando se ne conosce due, si riesce a tavolino a ricavare anche il terzo. La magnitudine apparente si conosce sempre, basta guardare la stella. Se si conosce anche la magnitudine assoluta si deduce la distanza, se si conosce la distanza se ne deduce la luminosità assoluta.
La magnitudine apparente, o luminosità oggi può esprimersi con precisione e ben oltre le capacità di percezione dell'occhio umano. Numeri di magnitudine sempre più alti (+ 7, +11, +15...) indicano stelle sempre più deboli e apparentemente piccole, mentre dal lato opposto della scala ovviamente la luminosità aumenta, per cui oltre lo zero troviamo misurazioni che portano davanti il segno meno, fino al sole, l'oggetto celeste più luminoso vista la vicinanza, la cui magnitudine apparente è calcolata a - 26,7.
La magnitudine di una stella ci dice quindi qualcosa delle sue dimensioni e della sua distanza, ma non solo. La luce in sè porta tracce della composizione della stella, della sua temperatura, e della eventuale materia interstellare che può trovarsi lungo il tragitto visuale.

sabato 25 giugno 2011

Proxima Centauri


Proxima Centauri è la stella più vicina al sole. Dista a 4,3 anni luce dal sole, ma la sua vicinanza non supplisce alla sua piccolezza e quindi la sua luminosità rimane impercettibile ad occhio nudo. Stelle molto più lontane risultano molto più luminose al nostro occhio. Tale distanza "minima" comunque equivale a 270 mila volte la distanza del sole dalla terra. Questo per dire che pur essendo la più vicina rimane ad una distanza tale che nessuno può illudersi di organizzare un viaggio da quelle parti.
La sua posizione è relativamente facile da individuare: Costellazione del Centauro, vicinissima ad Alpha Centauri che oltre ad essere la stella più luminosa di quella costellazione è la terza più luminosa di tutto il cielo. La sua vicinanza ad Alpha Centauri, non solo prospettica, fa seriamente pensare che che si tratti di un sistema di tre stelle (ce n'è anche una terza)che ruotano tra di loro. Il chè potrebbe significare che non sempre Proxima è la più vicina, ma per la rotazione del sistema di stelle potrebbe periodicamente alternare il suo primato di più vicina alla terra a Rigil (lo zoccolo del Centauro, detta anche Toliman "il tralcio di vite"), la stella Alpha appunto. Purtroppo la costellazione del Centauro si trova nell'emisfero sud del cielo, vicino alla famosa Croce del Sud, anzi la Croce del Sud è proprio sotto il ventre del Centauro, tra i suoi zoccoli anteriori e quelli posteriori. Dire che è una zona fantastica è poco, chissà se potrò mai vederla coi miei occhi...
Per vederla dovremmo spostarci sotto l'equatore (come minimo per vedere qualcosa bisogna scendere fino all'Egitto), oppure ci accontentiamo della nostra immaginazione guardando nella sua direzione, cioè verso i nostri piedi.
Proxima Centauri è una nana rossa e non ha pianeti massicci attorno a sè. Ovviamente il criterio con cui decidiamo che qualcuno è un nano e qualcun altro un gigante, siamo sempre noi, con la nostra stella che è il "metro" per catalogare tutte le altre. Quindi Proxima è una nana, perchè ben più piccola del sole. Il suo diametro infatti è un settimo di quello solare.

sabato 18 giugno 2011

Una mia favoletta


Mi capitò, parecchi anni fa, di andare una sera a vedere le stelle e ci portai anche mio figlio che fino ad allora aveva preferito giochi molto più concreti e dalle caratteristiche più prensili, rispetto a quello starsene al buio, con la testa all’insù.

Venne anche lui, dunque, forse più per stare con me che per le stelle, o forse semplicemente per passare una serata diversa. Io ho sempre amato il cielo. Ho letto parecchio, ho comprato un piccolo telescopio, insomma la cosa mi appassiona e da buon appassionato so che la maggior parte delle domande che gli amici possono fare sono sempre quelle. So che le mie domande non sono le loro, mi ritrovo spesso a dire le dimensioni del sole, della terra, del sistema solare. Magari qualche divagazione sull’ultima eclissi o sui nomi delle costellazioni. Ma solitamente tutto finisce lì. E se con gli amici tutto finisce lì figuriamoci se qualcosa di più interessante può venire dal confronto con un bambino di otto anni.

Non avevo certamente paura di non essere all'altezza, quella sera. Mi sarei accontentato di poco, ero già contento del fatto che mio figlio mi avesse chiesto di poter venire con me, ma poi tornai spesso a riflettere su quella sera.

Arrivati sul luogo, il mio prato preferito, lontano dalle luci della città e arricchito dal canto dei grilli e delle cicale, scesi dall’auto e cominciai a scaricare i miei atrezzi. Non avevo portato il telescopio, ma il binocolo sì e pure qualche carta del cielo con la pila rossa.
Allora, Giacomo, ti piace?
No. – disse lui.
Come no! Non avevi detto che volevi vedere le stelle? Guarda, da qui quante se ne vedono.
E’ buio. Io non ci vedo.
Già, dimenticavo. I bambini non sono tanto amici del buio, e quello inoltre era per lui un luogo del tutto nuovo. Io gli chiedevo di stupirsi per il cielo e lui invece era preoccupato di dove avrebbe messo i piedi.
Lasciai perdere la mia cartina e le altre cose, lo presi per mano e decisi di stargli molto vicino, per rassicurarlo un po’. Giacomo allora alzò un poco alla volta il suo sguardo ed inseguendo il mio dito cercava di riconoscere il leone, stampato alto, nel cielo primaverile di quella campagna. Mi pareva un buon argomento, volevo fargli vedere la forma che prendevano quelle otto – dieci stelle luminose. Sapevo che avevo a che fare con una mente fantasiosa e desiderosa di avventura e la proiezione di un bel leone nel cielo scuro mi pareva un film adatto per questo giovane spettatore. Tutto procedeva tranquillamente quando da levante cominciò mestamente a salire una luna bella e luminosa, quasi piena. La cosa mi dispiacque perché con una luna così non avremmo potuto vedere a lungo tante stelle come quando il cielo è completamente buio, ma la mia spiegazione del leone era già a buon punto ed il pargoletto mi pareva anche abbastanza interessato. Sennonché ad un certo punto anche lui si accorse dell’ultima arrivata e da quel momento non ci fu più nulla da fare: volle parlare solo della luna.

Guarda papà! La luna.
E’ bella vero? –
A me sembrava decisamente più interessante continuare a parlare del leone e magari delle sue galassie che nascondono chissà quali meraviglie, ma lui guardava ormai altrove e lo stupore che traspariva dai suoi occhi mi sembrò più bello di tutte le galassie dell’universo. Ok, se vuole parlare della luna, parliamo della luna, pensai, tanto il leone non ce lo ruba nessuno e ce lo possiamo guardare un’altra sera.
Dopo averla guardata a lungo Giacomo mi rivolse una domanda che mi fece sorridere
Perché non cade?
Beata ingenuità. Adesso come gli spiego in due parole della forza di gravità che regola la rotazione dei pianeti e dei loro satelliti attorno al sole? Cominciai a parlare usando parole semplici.
Vedi Giacomo, la luna non cade addosso alla terra, ma le gira attorno. C’è una forza che li tiene uniti e si chiama forza di gravità. Più una cosa è grossa e più ha dentro di sé questa forza di gravità. Mi segui?
Sì, ho capito – disse lui – Ma perché non cade giù?
Te l’ho detto. Non cade perché vuole stare vicino alla terra. Sotto non c’è niente, dove vuoi che cada?
Come, non c’è niente. Sotto non c’è niente?
La questione si stava facendo seria. E nonostante i miei buoni propositi iniziali anche le mie risposte si fecero sempre più serie. Cominciai a parlare dell’espansione dell’universo, dei suoi confini impossibili da vedere, ma lo persi quasi subito. Si distraeva, sbadigliava e aspettava solo che finissi di parlare.
Mi fermai, allora, ma non sapevo cosa fare. Non era certo contento della mia risposta, ma forse non ricordava più neppure la domanda ed infatti il suo sguardo era tornato verso il leone ruggente. Aveva imparato a riconoscere la testa, il corpo, la coda.
Come sono lontane le stelle! – disse – Nessuno le può toccare.
No, pensai, questa volta non gli farò una lezione, però qualcosa mi tocca rispondergli.
Hai visto come sono lontane? Hai ragione, nessuno è mai andato su quelle stelle lassù, sono troppo lontane. Pensa che se tu ci volessi andare con la macchina partiresti adesso e da vecchio saresti ancora ben lontano da loro.
Accidenti! Anche se guido sempre a tutta velocità?
Sì, sì.
Allora sono proprio lontane. – confermò lui.
Dentro di me ridevo dall’alto della mia saccenteria, e pensavo di aver fatto bene a lasciar perdere la spiegazione della velocità della luce e della relativa misurazione delle distanze astrali in anni luce, una chiacchierata che magari sarebbe venuta buona un paio di anni dopo.
Ti dirò di più Giacomo: quelle che vedi sono stelle lontanissime, … eppure sono solo le più vicine.
Inizialmente tacque per capire meglio la mia frase. Poi volle spiegazioni ulteriori.
Come sarebbe a dire? Sono vicine?
No, no, ho detto che sono lontane, però ce ne sono molte altre che sono molto più lontane e noi non le vediamo per niente. Sono laggiù, lontanissime. Non si vedono neppure con il telescopio.
Papà, guarda la luna, com’è salita in alto!
L’avevo perso un’altra volta. Conoscevo il suo linguaggio. Quando cambia discorso significa che quello che dico non gli interessa. Chissà, forse una volta ero anch’io così. Inutile riportarlo alle stelle, non siamo a scuola e possiamo benissimo seguire i suoi discorsi.
Gli dissi qualcosa sul primo uomo che andò sulla luna, gli raccontai che io avevo tre anni quando questo accadde e fu una missione grandiosa. Lui alla fine fu contento delle cose che gli raccontai e tornò a casa soddisfatto. Si immaginava di essere Amstrong che cammina sulla luna e fece un racconto alla mamma così ricco di particolari che nemmeno uno scrittore di fantascienza avrebbe potuto inventare.
Il leone, Armstrong, la luna… lo fecero addormentare sereno, e altre volte dopo quella sera mi chiese di parlargli del cielo.

Ma non mi chiese più come mai la luna non cade.
Non volle correre il pericolo di sentire altre risposte stupide. Col passare degli anni mi accorsi di quanto quella semplice domanda avesse fatto breccia dentro di me. Ricorderò per sempre quella sera sotto le stelle. Perché ognuno di noi due in quel prato, in mezzo ai grilli e alle cicale, depositò qualcosa di prezioso nell’altro.
Lui mi lasciò quella domanda struggente, semplice, affascinante. "Perché non cade giù?" Perché in fondo, anche lei non fa quello che fanno tutte le cose, perché non cade per terra come ogni oggetto che viene lanciato per aria?

Io quella sera ho capito che a volte le domande bastano a sé stesse. Sono belle così, con il silenzio che ne segue. Non è necessario rispondere sempre. A volte una risposta scientifica corretta può arrivare nel momento sbagliato. Un bambino ha davanti a sé ancora tutto il tempo per le risposte scientifiche. Forse non era quello che lui desiderava in quel momento. Forse avrei fatto meglio a rimanere zitto, a guardare nei suoi occhi quel misto di sorpresa, stupore, e forse anche paura per un impatto che per motivi misteriosi non avverrà. Giacomo mi ha fatto tornare in mente la bellezza delle domande a cui nessuno mi ha mai risposto. Quelle domande rimaste aperte tra la fanciullezza e l’adolescenza, che silenziosamente hanno tenuto acceso un motore dentro di me, e mi hanno conservato la voglia di capire, di sapere, e alla fine di chiedere ancora.
Ed io, che cosa ho lasciato a lui? Quella sera non me ne accorsi, ma in mezzo a mille paroloni avevo trovato una frase giusta che dopo tanti anni seppi essere ancora viva dentro di lui.
"Così lontane, eppure sono solo le più vicine". Questo gli rimase dentro. Forse l’unica frase che quella sera dissi spontaneamente, senza uno scopo, di cuore. Quelle stelle che guardo, che tutti noi guardiamo dandogli un nome, un compito, riconoscendole dalla posizione, dal colore, tutto quel manto di luci che nelle notti di cielo terso scintillano lassù in alto, … sono ancora niente. C’è di più. Ma c’è così tanto di più che neppure l’immaginazione riesce a misurare.
Questo brivido, questa vertigine, questa improvvisa sensazione di piccolezza immersa in una spropositata grandezza colpì il mio bambino e lo portò a non accontentarsi di qualche grammo di felicità legata unicamente a questa terra.

- Buona notte, Giacomo. E buona notte anche a te – dissi alla luna chiudendo la finestra – mi raccomando, non cadere sul mio bambino.

domenica 5 giugno 2011

Eclissi in vista


Il 15 giugno è in arrivo una bella eclissi di luna. Non lasciamocela scappare. Tutte, ma proprio tutte le informazioni sul sito UAI.
Il picco è verso le 22 quindi, dai, è una fatica che si può fare!

sabato 4 giugno 2011

Stazione Spaziale Internazionale


Non va confuso l'Hubble Space Telescope, con la Stazione Spaziale Internazionale, che è un altra cosa: una piattaforma ancora non terminata, come l'Hubble in orbita attorno alla terra anche se a quota più bassa (infatti è visibile a occhio nudo), ideata per effettuare alcuni esperimenti in condizioni di microgravità nel campo della biologia, chimica, medicina, fisiologia e fisica, come così come anche osservazioni astronomiche e meteorologiche. L'Hubble è un telescopio posto in orbita nel 1990 per evitare il disturbo dell'atmosfera che influisce negativamente in tutti i telescopi a terra. E' completamente governato da terra.
Ben fatta per chi fosse interessato la pagina di wikipedia.

giovedì 2 giugno 2011

Hubble giramondo


Il 25 aprile scorso l'Hubble Space Telescope ha compiuto 21 anni. Il progetto che ha incontrato infinite difficoltà, è stato comunque geniale ed ha senz'altro avviato un modo di guardarci attorno del tutto nuovo e pieno di prospettive future. Perchè un conto è guardare il cielo dalla terra, e ben altra cosa è alzarsi in quota e guardare il cielo ... dal cielo. Un telescopio che gira attorno alla terra a 560 km d'altezza dal suolo, alla velocità di 27 mila km all'ora, facendo un giro completo della terra in 96 minuti, benchè difficile da raggiungere e fargli manutenzione, è sempre più adatto, con meno disturbi ambientali ed atmosferici di tutti quei giganti di cemento che si sono costruiti senza sosta in tutte le vette più alte (e più belle) della terra.
Il lavoro condotto in questi vent'anni dall'Hubble non è nemmeno paragonabile a quello di tutti gli altri telescopi a terra. Lui vede a dieci decimi quello che a terra intravvediamo come miopi che strizzano gli occhi e ripuliscono in continuazione le spesse lenti.
Qualcuno ogni tanto mi chiede se vale la pena spendere tante risorse, a terra o in orbita, per "vedere meglio le stelle". Che ce ne viene, in fin dei conti?
E' una domanda lecita, soprattutto in tempi di crisi, e allora provo in poche righe a sintetizzare il lavoro dell'Hubble sperando di mostrarne anche la futura utilità pratica. Certo è che se la ricerca avesse seguito fin qui solo l'utile non avrebbe trovato "casualmente" tante cose che poi si sono rivelate molto utili (i raggi x, ad esempio).
Hubble ha progredito le nostre conoscenze su
1. Energia oscura. Il nostro universo anzichè rallentare frenata dall'azione della gravità complessiva, come vorrebbe la logica del big bang, ... sta accellerando. Le galassie attorno a noi, più sono lontane e più velocemente si allontanano da noi e le une dalle altre. Da ciò pare lecito supporre l'esistenza di una energia oscura responsabile di questo comportamento osservabile. Scoprire l'origine di questa energia è la sfida più affascinante della fisica odierna, essa spiega ben il 73% della densità di energia dell'universo intero, e quindi magari, saperne di più, non guasterebbe.
2. La costante di Hubble. Proprio Edwin Hubble alla fine degli anni '20 scoprì per primo che l'universo è in espansione, allo stesso modo di come si espande la superficie di un palloncino gonfiato. La modalità di espansione segue una velocità costante, che prima delle osservazioni dell'Hubble telescopio è stata difficile da individuare mentre ora è conosciuta e ci permette di ricavare l'età dell'universo. Le osservazioni hanno poi permesso di ricavare dati più precisi sul numero di specie di neutrini e la curvatura cosmica.
3. Formazione ed evoluzione galattica. Il telescopio spaziale ha indagato su come si sono formate le galassie nelle loro svariate forme e colori. Guardare lontano, come si sa, significa anche guardare indietro nel tempo, e l'Hubble è riuscito a farlo andando a recuperare immagini di galassie veramente primordiali, lontane diversi miliardi di anni luce, fino al limite massimo di quando l'universo neonato aveva appena 600 milioni di anni di età. A quel tempo le galassie erano più piccole e più irregolari, e si scontravano più spesso tra loro. Sono dati coerenti con l'ipotesi dell'espansione. Si sono comprese anche alcune evoluzioni della materia a livello atomico. Come e quando certe particelle più elementari si sono aggregate in più evolute e come questo processo abbia portato alla tavola periodica oggi in nostro possesso. Infine va segnalata la corrispondenza scoperta tra galassie e buchi neri: ogni galassia ne ospita uno che cresce con il crescere della galassia stessa.
4. I pianeti extrasolari. Nel 1995, grazie all'Hubble, è stato avvistato il primo pianeta che ruota attorno ad una stella diversa dal sole. Oggi ne possediamo già un catalogo che si avvicina ai 500 pianeti. Molti sono stati scoperti da terra, ma le immagini più preziose, che sorprendono il disco planetario attraversare la luce della sua stella, ce le ha offerte sempre lui, l'occhio orbitante. Attraverso determinati filtri si riesce anche a determinare che tipo di atmosfera ci sia su certi pianeti e due pianeti sono stati trovati con tracce di ossigeno e acqua. Sarà difficile arrivarci, certo, però forse pianeti come il nostro non sono così rari, e si può capire meglio come si sono formati.
5. La materia oscura. Dalle osservazioni emerge anche che, oltre all'energia oscura di cui abbiamo detto al primo punto, esiste nelle galassie anche una "materia" oscura, che è un altra cosa. La maggior parte della "massa" (non dell'energia) presente nell'universo appartiene a materia che non emette alcuna luce, ma che può essere rilevata attraverso i suoi effetti gravitazionali. Per tali osservazioni è stato determinante l'utilizzo delle "lenti gravitazionali" che la natura dispone a caso là dove una grossa galassia si interpone tra noi e ciò che intendiamo osservare. L'effetto lente distorce e avvicina ciò che sta dietro. La materia oscura è in gran parte responsabile dell'effetto lente per noi prezioso.

Questa è una supersintesi il cui scopo è unicamente quello di invogliare a saperne di più. Ma l'Hubble in conclusione non è uno strumento solo per appassionati di astronomia e specialisti. Esso ha prodotto una quantità di immagini spettacolari che prima erano inimmaginabili e che chiunque può apprezzare, a partire per esempio dal sito dedicato all'indirizzo http://hubblesite.org/